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22 Giu
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Intervista all'autore - Luciano Musu

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Nasco in una famiglia di operai, mio padre meccanico presso le Officine della Società Mineraria Monteponi e Montevecchio, mia madre sarta-casalinga. La mia vita è varia: dal mattino presto faccio servizio presso il Carrefour di San Sperate nel reparto pescheria. La sera mi occupo di Danza e Fitness presso una struttura sportiva cittadina. Mi dedico alla famiglia nella fascia oraria del pranzo e della cena, e in tarda serata o notte inoltrata scrivo.




2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Generalmente mi dedico alla scrittura dopo cena, nel silenzio della notte, in base allo stato d'animo, ai vari ed eventuali stimoli esterni: una passeggiata al mare, una bella canzone, l'incontro inatteso con una persona. Talvolta le sensazioni interne in diversi momenti e luoghi.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Non prediligo un autore contemporaneo in particolar modo. Diversi destano la mi curiosità attraverso il loro modo di affrontare le diverse tematiche esistenziali, e gli spunti di riflessione che propongono. Diversi mi stimolano a realizzare questa scansione dell'anima. Dinnanzi ad una scelta obbligata, Paulo Coelho è il più idoneo, fine, dettagliato e poetico nella sua narrativa.



4. Perché è nata la sua opera?

"Chiudo gli occhi e..." nasce dalla concentrazione di più periodi di sofferenza interiore, seguiti da un periodo di forte insicurezza e caduta di stima. Il dolore dell'anima è talvolta più lesivo del dolore fisico, in quanto non puoi circoscriverlo, ed il solo modo per renderlo tangibile è l'introspezione, una scansione dell'anima.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

L'influenza è stata ed è notevole poiché il basso Sulcis è economicamente il territorio più disastrato della Sardegna e dell'Italia tutta. Nascono pertanto spontanee le domande sul perché e il per come di questa situazione paradossale; l'analisi politica e le deduzioni logiche e sociali.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Per quanto mi riguarda la scrittura è un canale di sfogo. Metafora di uno stato d'animo doloroso, inquieto, che rappresenta la parte più recondita e nascosta dell'Io. Attraverso parole e frasi, descrivo ciò che non si può esprimere ordinariamente.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Il testo non è autobiografico, ma manifesto del mio modo di affrontare le varie situazioni della vita; superare le difficoltà e i timori del tempo passato, vagliare questo presente così confuso e senza una logica, determinare le soluzioni per il futuro.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

La stesura dell'opera non è stata determinata da una persona, ma da diversi stati e stadi di sofferenza, accumulatisi in un certo periodo della mia vita.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

"Chiudo gli occhi e..." non è un romanzo. La prima bozza è nata sulla base di meditazioni trascritte in foglietti, nei luoghi e contesti più diversi, sottoposti alla lettura e valutazione di mia moglie e di alcune persone a me care che in queste hanno colto una bellezza a me ignota.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Sì assolutamente, ma l'emozione, l'ebrezza, le sensazioni, il calore che trasmette il "nero su bianco" sono impagabili e inimitabili.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

L'audio libro è ottimo nelle sue funzioni ed obiettivi: ludico, comodo e rapido per chi non ha da dedicare alla lettura; visivo e motorio per coloro che sono affetti da handicap.

 



 

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